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Angelo
Scotto ESBAT E 1. Introduzione Esbat di Lara Manni nasce come una fanfiction, ispirata al manga Inuyasha di Rumiko Takahashi. Per farsi un’idea delle vicende narrate in questo fumetto, la pagina di Wikipedia è più che sufficiente: l’opera della Takahashi, infatti, non si distingue né per una trama particolarmente complicata né per una profonda analisi psicologica dei personaggi; ciò che la rende degna di interesse è la descrizione di impatto di alcuni dei protagonisti, in particolare Naraku, il villain della storia, e Sesshomaru, il fratello del protagonista Inuyasha, che si distingue da quest’ultimo per essere un demone completo e potentissimo. I due personaggi si distinguono anche da tutti gli altri, il primo per l’intelligenza e l’astuzia dei suoi piani, con cui è in grado di manipolare alleati e nemici, il secondo per il disprezzo che prova per gli esseri umani, e che poco alla volta dovrà riconsiderare, costretto dagli eventi. Nonostante un appiattimento nell’ultima parte del manga – giunto proprio in questi giorni a conclusione dopo oltre dieci anni e 558 capitoli – queste caratteristiche li fanno svettare sopra gli altri personaggi, molto più banali e attaccati ai clichè degli shonen (i fumetti destinati ad un pubblico maschile adolescente). Proprio Naraku e Sesshomaru sono tra i personaggi principali di Esbat, e le loro peculiarità avranno un ruolo importante. La storia in realtà si svolge solo in parte nell’universo fantastico creato dalla Takahashi; anzi, la mangaka stessa è una delle due protagoniste del romanzo della Manni. La storia inizia infatti con
Rumiko Takahashi che ha finalmente portato a termine l’ultimo capitolo
dell’imponente fumetto: un finale all’insegna del buonismo, del trionfo del
Bene sul Male, soprattutto un finale in cui, a forza di espedienti e forzature
narrative, tutti i personaggi sono costretti a rispettare le ferree leggi
morali che regolano le opere dell’autrice (tra cui: i bambini non possono
morire, e infatti un ragazzino che per tutto il manga è stato sospeso tra la
vita e la morte si salva con un sotterfugio incoerente con lo svolgimento
precedente della storia)[1]. Ma qualcuno
non è d’accordo: per la precisione, Sesshomaru, che fa il suo ingresso nella
casa della donna. Come ciò sia possibile è spiegato facilmente: la mangaka trae
le sue storie dai sogni che fa, ma quei sogni non sono semplici visioni
oniriche, ma viaggi in altri mondi, e lei disegnando ha la capacità di influire
sugli eventi di essi; così, ha influito sulla vita reale di Sesshomaru, di
Inuyasha, di tutti quegli individui che credeva di aver creato lei ed erano
invece esistenze autonome. Sesshomaru non accetta il ruolo che gli è stato
riservato, sposo di una giovane umana, e tramite un rito, l’esbat, appunto, è
arrivato nel mondo dell’autrice – il nostro mondo – per esigere un cambiamento.
Questo lo spunto di partenza del romanzo, ma le vicende si evolvono
rapidamente: Sesshomaru si era recato dalla donna in accordo con Naraku,
interessato quanto lui ad un finale alternativo, che gli permettesse di
sopravvivere, ma raggiunto questo obiettivo le mire dei due divergono
velocemente, sino a trasformarli in acerrimi nemici. La battaglia fra loro sarà
la partita a scacchi sullo sfondo della quale si muoveranno i destini delle
protagoniste umane della storia: Esbat è molto più di questo riassunto, prolisso e scarno allo
stesso tempo. Non rivelerò altro della storia, per lasciare a coloro che ancora
devono leggerla il gusto di immergersi nella trama e nei suoi numerosi colpi di
scena. Né mi dilungherò in una analisi critica dell’opera in sé: i commenti
miei e di molti altri lettori sul sito Inuyasha’s
Portal Fan Fiction, a cui 2. Uno sguardo d’insieme Il primo capitolo di Esbat è stato pubblicato su internet il 20 giugno 2007, l’ultimo – il ventesimo – l’8 ottobre dello stesso anno. Quattro mesi scarsi per la prima stesura, dunque. La seconda, quella che apparirà nelle librerie, sarà diversa: per ovvi motivi, saranno cancellati i riferimenti a personaggi reali e al manga originale. Tecnicamente, quindi, non sarà più una fanfiction; ma in realtà, già nella prima versione era difficile definirla come tale, visto che si distacca dalle opere tipiche del fandom sia in termini qualitativi che in termini concettuali. I personaggi tratti da Inuyasha riprendono sì molte delle caratteristiche che hanno nel fumetto, ma le sviluppano in maniera tale da allontanarsi molto dal canon, e più si va avanti nella narrazione più diventa importante il ruolo dei personaggi appartenenti al nostro mondo, e il legame con le vicende del manga diventano sempre più deboli. Comunque, sta di fatto che i nomi dei personaggi saranno sostituiti con altri nuovi; qui, però, analizzo la versione originale di Esbat, perché è proprio la sua natura di fanfiction che ritengo essere un elemento interessante per approfondire il discorso sul NIE. L’espressione “nuova narrativa
epica italiana” viene usata per la prima volta da Wu Ming 1 nel marzo Al saggio di Wu Ming 1 sono seguiti molti altri interventi, di cui si può trovare un elenco esauriente su Carmilla; tuttavia, nell’analizzare il rapporto di Esbat con tale corrente mi rifarò esclusivamente a questo primo pezzo (leggibile nella sua interezza qui), sia perché è in esso che sono elencati i tratti distintivi del NIE, sia perché gli altri saggi in materia allargano la discussione ben oltre gli obiettivi di questa mia breve analisi, che mira principalmente a verificare quanto il romanzo della Manni sia rispondente alle caratteristiche individuate da Wu Ming 1. 3. Entrare nel profondo Il mondo è andato avanti Chiunque abbia visitato il blog della Manni sa che la principale fonte di ispirazione dell’autrice è Stephen King, in particolare il King della Torre Nera. Il maestro americano viene omaggiato più volte in Esbat, esplicitamente nel primo capitolo, con il riferimento a Misery, implicitamente con il personaggio di Chris (capitolo 8 e altri successivi). Ma l’influenza kinghiana, soprattutto nei primi capitoli, è molto evidente nello stile, che gradualmente diventa più personale – non dimentichiamo che, a parte alcuni divertissement precedenti, Esbat è la prima opera narrativa della Manni. Questo elemento è importante: King, oltre ad essere un autore di riferimento anche per Wu Ming 1, è sicuramente uno dei principali autori epici moderni, almeno a partire da L’ombra dello scorpione (1978) per arrivare alla già citata Torre Nera. Certo, nel romanzo ci sono
richiami anche ad altri autori ed opere. Il gatto Ryoga (capitolo 4) viene descritto
in termini simili al McGuffin di 54;
la terribile scena della Takahashi che costringe Sesshomaru a guardare la
televisione affianco a lei, come un innamorato (capitolo 15), riporta alla
mente la danza di Frankenstein con la moglie risuscitata, nella versione
cinematografica di Branagh (1994). Tuttavia King resta la presenza principale,
ed è anche la chiave per affrontare il discorso del rapporto tra Esbat e il NIE. Nel primo capitolo la
citazione di Misery riguarda il
potere dello scrittore sulla storia, riprende l’interrogativo di Paul Sheldon:
“Puoi, Paul? Puoi farlo? Puoi rendere
vero quello che non ha senso?”. Naturalmente, non intendo dire che i personaggi di Esbat siano un’allegoria dei recenti eventi storici, sarebbe un’assurdità, nonché una banalizzazione della storia. Ma sostengo che a livello profondo, probabilmente inconscio, le due narrazioni seguono il medesimo percorso. Se consideriamo che, nelle parole di Wu Ming 1, il NIE è “un'unica - ancorché vasta - nebulosa narrativa” e non una scuola dalle regole rigidamente delineate, allora già questo primo passaggio ci suggerisce che il romanzo può avere delle “affinità profonde” con quelli che vengono considerati interni alla corrente. L’epos in Esbat “L'uso
dell'aggettivo "epico", in questo contesto, non ha nulla a che vedere
con il "teatro epico" del Novecento o con la denotazione di "oggettività"
che il termine ha assunto in certa teoria letteraria. Queste narrazioni sono epiche
perché riguardano imprese storiche o mitiche, eroiche o comunque
avventurose: guerre, anabasi, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza,
sempre all'interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di classi,
popoli, nazioni o addirittura dell'intera umanità, sugli sfondi di crisi
storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso. Spesso il racconto fonde
elementi storici e leggendari, quando non sconfina nel soprannaturale [...] Inoltre,
queste narrazioni sono epiche perché grandi, ambiziose, "a lunga
gittata", "di ampio respiro" e tutte le espressioni che vengono
in mente. Sono epiche le dimensioni dei problemi da risolvere per
scrivere questi libri, compito che di solito richiede diversi anni, e ancor più
quando l'opera è destinata a trascendere misura e confini della forma-romanzo,
come nel caso di narrazioni transmediali, che proseguono in diversi contesti” Così Wu Ming 1 nel suo saggio. Ora, le vicende narrate in Esbat hanno una certa natura avventurosa, per quanto anche le scene d’azione più crude avvengano in spazi ristretti che poco si confanno all’immaginario del genere. Di sicuro le storie personali dei protagonisti sono all’interno di un conflitto più vasto, ma – e qui c’è la prima sfasatura dalla definizione del NIE, ma che potrebbe fare da preludio ad un suo allargamento – questo conflitto non riguarda classi, nazioni o umanità, ma entità appartenenti ad un altro mondo, un mondo che però è intimamente correlato al nostro; entità che arrivano ad assumere forme divine o aspiranti tali. Detto questo, non c’è più bisogno di dire che gli eventi narrati sconfinano nel soprannaturale: è la cifra dell’opera. E fondamentale è pure la mescolanza di elementi storici e leggendari, come dimostra l’abbondanza di descrizioni esaurienti di Wicca, Gilania, e del pensiero di Crowley. È una narrazione di ampio
respiro, Esbat? Certamente sì; lo è
stata sin dall’inizio, nel suo proposito di trasformarsi in qualcosa di più di
una semplice fanfiction, e lo è ancora adesso, con Un discorso interessante si può fare sulle diramazioni transmediali, ma ci tornerò dopo. New Fanfiction Epic “Il
New Italian Epic è sorto dopo il lavoro sui "generi", è nato dalla
loro forzatura, ma non vale a descriverlo il vecchio termine
"contaminazione". "Contaminazione" alludeva a condizioni
primarie di "purezza" o comunque nitore, a confini visibili e
ben tracciati, quindi alla possibilità di riconoscere le provenienze, calcolare
le percentuali per ottenere aggregati omogenei, saper sempre riconoscere cosa
c'è nella miscela. Oggi c'è uno scarto, si è andati oltre, la maggior parte
degli autori non si pone neppure più il problema [...] utilizzano tutto quanto
pensano sia giusto e serio utilizzare. Giusto e serio. I due
aggettivi non sono scelti a caso. Le opere del New Italian Epic non mancano di humour,
ma rigettano il tono distaccato e gelidamente ironico da pastiche postmodernista.
In queste narrazioni c'è un calore, o comunque una presa di posizione e
assunzione di responsabilità, che le traghetta oltre la playfulness obbligatoria
del passato recente, oltre la strizzata d’occhio compulsiva, oltre la
rivendicazione del "non prendersi sul serio" come unica linea di
condotta. Va da sé che per "serio" non s'intende "serioso".
Si può essere seri e al tempo stesso leggiadri, si può essere seri e ridere.
L'importante è recuperare un'etica del narrare dopo anni di gioco
forzoso. L'importante è riacquistare, come si diceva al paragrafo precedente, fiducia
nella parola e nella possibilità di "riattivarla", ricaricarla di
significato dopo il logorìo di tòpoi e clichés” Questa è, per Wu Ming 1, la condicio sine qua non, senza la quale un’opera non può appartenere al NIE. Più avanti prosegue parlando di “rifiuto della tonalità emotiva predominante nel postmoderno”. Credo che Esbat si possa riconoscere in un simile intento. La narrazione non è distaccata né gelida, semmai il contrario: discorso diretto e indiretto contribuiscono ad aumentare il coinvolgimento di autore e lettore nelle vicende narrate, più volte ho avuto la sensazione di trovarmi lì, vicino ai personaggi nei momenti più drammatici. Wu Ming 1 cita la definizione del
postmodernismo data da Umberto Eco, quella dell’autore postmoderno che non può
dire più “Ti amo disperatamente”, perché è una frase da romanzo rosa. Ma cosa
fa Andiamo avanti, con le altre caratteristiche del NIE, ricordando che non è necessario che tutte si riscontrino in un’opera per poterla assimilare a questa narrazione. - sguardo obliquo, azzardo del
punto di vista: in Esbat lo
sguardo è apparentemente fisso, quello di un narratore esterno (molto
kinghiano) che racconta la storia. Ma non è così semplice: la storia parte da
una autrice, - complessità narrativa, attitudine popular: “Il New Italian Epic è complesso e popolare al tempo stesso”. Anche Esbat. Sulla complessità, penso di aver già detto molto; sulla popolarità, basti andare a vedere il numero di commenti negli archivi di fanfiction in cui il romanzo è stato pubblicato, archivi dove spesso le opere migliori vengono snobbate a favore di storielle scritte in poco tempo e per raccattare facili complimenti. Non voglio dilungarmi troppo su
questo punto, ma una cosa va detta: - storie alternative, ucronie
potenziali: in Esbat non si fa
“storia alternativa”; tuttavia, riagganciandomi a quanto detto nella nota Invece, è importante concentrarsi sul concetto di “what if potenziale”. Il what if? è, nel mondo delle fanfiction, un genere a sé, anche se in effetti tutte le fanfiction, nel fondo, nascono dalla fatidica domanda: “Cosa succederebbe se...?” Anche Esbat nasce così. Cosa succederebbe se i personaggi di Inuyasha si ribellassero al trattamento
imposto dalla Takahashi? Certo, non è il what
if? di cui parla Wu Ming 1, ma, a livello meno universale, è comunque un
momento di snodo, un momento in cui tutte le strade sono aperte: Sesshomaru ha
imposto alla mangaka di cambiare il finale, ma il come è tutto da vedere:
Naraku vuole influire, - sovversione “nascosta” di linguaggio e stile: qua, purtroppo, non mi posso pronunciare, essendo le mie competenze in materia decisamente limitate. Non è molto professionale scrivere una cosa simile in un’analisi, ma ancor meno professionale sarebbe millantare conoscenze che non ho. - oggetti narrativi non identificati: di certo Esbat non è un UNO, come può esserlo Gomorra di Roberto Saviano o Sappiano le mie parole di sangue di Babsi Jones. È un romanzo, contiene elementi che forse romanzeschi non sono, ma non contiene “di tutto”; può essere incasellato senza timore di sbagliare. Un dubbio però c’è: romanzo originale o fanfiction? Il problema sarebbe stato inconsistente in altri tempi, quando il copyright non c’era (e personaggi come Ulisse e Orlando venivano utilizzati senza problemi da autori di tutte le epoche), oggi però una sua importanza, per quanto ridotta, ce l’ha. E la versione con i nuovi nomi può rimuovere la questione esteriormente, ma non cancellarla. - comunità e transmedialità: cosa dice a proposito Wu Ming 1? “Ogni
libro del New Italian Epic è potenzialmente avvolto da una nube quantica di
omaggi, spin-off e narrazioni "laterali": racconti scritti da
lettori (fan fiction), fumetti, disegni e illustrazioni, canzoni, siti
web, addirittura giochi in rete o da tavolo ispirati ai libri, giochi di ruolo
coi personaggi dei libri e altri contributi "dal basso" alla natura
aperta e cangiante dell'opera, e al mondo che vive in essa. Questa letteratura
tende – a volte in modo implicito, altre volte dichiaratamente - alla transmedialità,
a esorbitare dai contorni del libro per proseguire il viaggio in altre forme,
grazie a comunità di persone che interagiscono e creano insieme. Gli scrittori
incoraggiano queste "riappropriazioni", e spesso vi partecipano in
prima persona” Per Esbat avviene il contrario: è il libro a essere generato da una
fanfiction, per giunta la fanfiction di un fumetto. Nasce come atto di
transmedialità. Influente, ma anche influenzato. Esbat è l’opera individuale della Manni, e solo di lei, ma le sue caratterizzazioni dei personaggi di Inuyasha non nascono dal nulla: alle spalle ci sono mesi e mesi di discussioni su forum dedicati all’opera della Takahashi, discussioni a volte serie e a volte scherzose, nelle quali tanti fan, andando oltre la semplice “venerazione”, hanno sviscerato i personaggi, li hanno interpretati, hanno cercato di colmare le numerose lacune della storia originale. Il risultato di queste discussioni è stato rielaborato dalla Manni, Esbat è il risultato. L’attività comunitaria ha reso possibile l’emersione di un talento individuale. Alla fine della fiera “Al
fondo, tutti i libri che ho citato dicono che qualunque "ritorno
all'ordine" è illusorio [...] La vera guerra è il conflitto senza fine tra
noi, la specie umana, e la nostro tendenza all'auto-annichilimento [...]
Tracotanza e ristrettezza di vedute sono quello che non possiamo più
accettare” Esbat si chiude con un ritorno all’ordine, ma l’ultima riga
dell’ultimo capitolo ci dice quanto questo sia illusorio. I mondi ormai sono
entrati in contatto, non possono essere più recintati, rinchiusi nella pagina
di un manga. Si mescoleranno, come in Havana
Glam di Wu Ming Allora si può dire che Esbat è assimilabile alla nuova narrazione epica italiana? Dopo tutto quello che ho scritto, credo di sì. Ma adesso potrebbe emergere un’altra domanda, un po’ imbarazzante: “E allora?” Qualcuno potrebbe dire che non cambia nulla, che il piacere o la noia della lettura non varia a seconda della corrente di appartenenza dell’opera. Indubbiamente è così, ma non è solo questo. Il saggio di Wu Ming 1 insiste molto sulla storia, come background del NIE, come elemento portante di molte opere epiche, come materiale di lavoro. Ma Esbat ci dice che si può fare epica lavorando non tanto sulla Storia, quanto sulle storie; che le opere e le vite di altri autori possono diventare il punto di partenza per riflessioni più ampie, storie che abbracciano panorami più vasti (e Wu Ming 1 forse è d’accordo, se apprezza l’opera di un suo collega di collettivo, Stella del mattino); che le forze che entrano in conflitto sono non solo quelle storiche, ma anche quelle degli archetipi letterari; che l’allegoria può essere non solo metastorica, ma anche metaletteraria, se non entrambe le cose: in Esbat ci sono tre luoghi, il mondo umano, il mondo di Naraku e Sesshomaru, e il mondo intermedio del manga, filtro tra i primi due, e la narrazione rimbalza da uno all’altro; in questa flipper va ricercato l’allegoritmo del libro, per metterlo poi a confronti con quello delle opere del NIE. Se quanto ho scritto nei paragrafi precedenti è corretto, Esbat non risponde a tutti i canoni del NIE. Ma in alcuni casi la differenza non implica una divergenza, ma potrebbe anzi fare da preludio ad un allargamento del campo della nuova epica italiana. In fondo, se è una nebulosa è nella sua natura di espandersi. E se espandendosi può contribuire a mettere in evidenza e a dare nuove spiegazioni al fenomeno del fandom come soggetto creativo, allora tutte queste pagine di analisi non saranno state inutili. Il mondo delle fanfiction non è ancora molto noto agli editori italiani. Forse la pubblicazione di Esbat, e il successo che auspico per questo libro, potrà cambiare qualche cosa. Ma per questo si può solo attendere. 4. Una considerazione finale Lara Manni è una mia amica. Ho visto Esbat nascere e svilupparsi, così come sto assistendo allo sviluppo di Sopdet. Inoltre, credo di essere amico anche della scrittrice che ha convinto Lara a tentare l’impresa della narrazione. Dico questo perché è giusto riconoscere che forse il mio punto di vista non è completamente imparziale, anche se mi sono sforzato di argomentare nella maniera più oggettiva possibile. Rileggendo quanto ho scritto, noto tante possibili imperfezioni: basarsi sul solo articolo di Wu Ming 1 potrebbe essere riduttivo; cercare di dimostrare l’appartenenza di Esbat al NIE quando è chiaro che sin dall’inizio se ne è già convinti non è un metodo scientificamente molto corretto; le citazioni del saggio potrebbero sembrare estrapolate dal contesto e selezionate ad arte per convalidare la mia tesi. Tutte critiche legittime, a cui non posso rispondere se non garantendo la mia buona fede e invitando a leggere il libro per verificare di persona se i miei argomenti siano ragionevoli o meno. Un po’ poco, ne convengo, ma è per dire che ogni critica sulla sostanza di quanto ho scritto è bene accetta, ma non le accuse – che ho scoperto essere molto frequenti nel mondo letterario – di parlare bene di un autore solo perché è amico, o simili. Non dico che sono così onesto che non lo farei mai, ma di certo non scriverei sei pagine di analisi solo per amicizia. Per mia fortuna, non sono così altruista. Certo, questo saggio nasce anche per motivi affettivi. Ma è affetto nei confronti di una storia, e del tentativo di affrontare i tempi bui di un mondo che va avanti ricorrendo alla narrazione, alla parola, al ragionamento. Bologna, 20 giugno 2008 [1] Degno di nota è che il vero finale di Inuyasha – pubblicato in Giappone il 18 giugno 2008 – pur non corrispondendo in vari aspetti a quello descritto dalla Manni in Esbat è comunque praticamente uguale nella sostanza buonista ed ottimista, al limite della bigotteria. [2] Sopdet è, almeno a giudicare dai capitolo sinora pubblicati su internet, un’opera molto più complessa di Esbat, e più di questa risponde a molti dei criteri di epicità individuati da Wu Ming 1: in questo secondo episodio, infatti, sono proprio momenti di crisi e di svolta della storia recente (i conflitti mondiali, i movimenti degli anni Settanta) a fare da sfondo attivo alle vicende di Naraku, Sesshomaru ed Ivy. Se quindi consideriamo Esbat non come un romanzo a sé stante, ma come la prima parte di un’opera più vasta, allora anche il discorso della relazione con NIE si amplia, e gli elementi di affinità aumentano. Tuttavia, non essendo ancora ultimato Sopdet, l’analisi presente si limita sul solo Esbat. [3]
Informazione che posso dare a titolo di conoscente della Manni: Sesshomaru è il
suo personaggio di Inuyasha
preferito. E
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